

12) La pace come valore comune.
    Particolarmente realistico il modo in cui Agostino descrive
come il valore della pace sia centrale nella vita degli uomini e
dei popoli e come questo valore possa benissimo convivere con lo
stato di guerra, di cui la pace  lo scopo finale

De civitate Dei, diciannovesimo, 12 (vedi manuale pagina 229).

1   Chiunque osservi assieme a me le realt umane e la nostra
natura comune, riconosce che come non vi  nessuno che non voglia
godere, cos non vi  nessuno che non voglia possedere la pace.
Addirittura, anche coloro che ricercano le guerre non vogliono
altro che la vittoria, quindi desiderano fortemente raggiungere la
gloria e la pace attraverso la guerra. Che cos' infatti una
vittoria, se non la eliminazione di ogni resistenza? E proprio
quando ci sar accaduto, si avr la pace. Dunque  in vista della
pace che si conducono le guerre, anche da parte di coloro che
s'impegnano ad esercitare le loro attitudini belliche nel comando
e nel combattimento.
2   Risulta perci che la pace  il fine che si desidera dalla
guerra; ogni uomo infatti ricerca la pace anche attraverso la
guerra, mentre nessuno ricerca la guerra attraverso la pace. Anche
coloro che vogliono turbare lo stato di pace in cui si trovano,
non odiano la pace, ma desiderano cambiarla a loro arbitrio. Non
vogliono quindi che la pace non vi sia pi, ma che sia come essi
vogliono. Da ultimo, anche qualora si separino dagli altri con una
ribellione, non riescono a portare a compimento i loro disegni e
mantengono una qualche apparenza di pace con gli stessi congiurati
e cospiratori.
3   Prendiamo gli stessi malfattori: per costituire un'insidia pi
forte e pi sicura alla pace degli altri, essi vogliono avere pace
tra loro. E anche se uno di loro viene ad avere una forza cos
schiacciante da fare a meno di complici, cosicch non si affida
pi a nessun compagno, mettendosi a tendere agguati da solo,
depredando quelli su cui riesce ad avere il sopravvento una volta
catturati e uccisi, costui sicuramente mantiene una forma
qualunque di pace con coloro che non pu uccidere ed ai quali
vuole tenere nascosta la sua condotta. Inoltre egli si sforza di
sembrare uomo di pace a casa sua, con la moglie e con i figli e
con altri, se vi sono; senza dubbio  soddisfatto quando
obbediscono ad un suo cenno e s'indigna, reagisce e si vendica
quando ci non accade. Porta la pace nella sua casa, se 
necessario anche con la forza, poich s'accorge che essa non pu
esistere se tutte le cose non sono sottomesse nella societ
domestica ad un principio che coincide con la sua persona. Se
perci a lui venisse offerta la sottomissione di molti, di una
citt o di una nazione, in modo che costui venga servito come
voleva esserlo a casa propria, egli non si nasconderebbe pi come
un malfattore, ma s'innalzerebbe davanti a tutti come un re, anche
se in lui rimarrebbero la stessa avidit e la stessa malizia.
4   Ognuno quindi desidera essere in pace con i suoi, volendo per
che vivano secondo il suo arbitrio. Anche quando si muove guerra a
qualcuno, lo si vuole conquistare, se  possibile, e una volta
sottomesso imporgli le condizioni della propria pace

(Agostino, La citt di Dio, Rusconi, Milano, 1984, pagine 960-
961).

